L’articolo 640 del codice penale disciplina il reato di truffa, che rientra tra i reati contro il patrimonio. La norma punisce chiunque, mediante artifici o raggiri, inducendo una persona in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto.
Per artifizi o raggiri si intendono comportamenti ingannevoli, cioè vere e proprie distorsioni della realtà, finalizzate a convincere la vittima e a spingerla a compiere un atto che le arreca un danno.
Oggi, in un mondo sempre più digitale, le truffe online sono diffuse su numerose piattaforme:
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social network
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piattaforme di vendita online
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email
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sistemi di pagamento digitali
Il truffatore può fingere di essere un venditore, un acquirente, un operatore o un soggetto affidabile, con l’obiettivo di ottenere denaro o dati personali.
È importante chiarire che, secondo la giurisprudenza, la truffa online non costituisce un reato autonomo: l’uso di strumenti digitali rappresenta solo una modalità esecutiva della truffa tradizionale.
La struttura del reato, quindi, rimane invariata: cambia soltanto il mezzo utilizzato.
Le aggravanti introdotte dal Decreto Sicurezza 2025
Il Decreto Sicurezza 2025 ha previsto aggravanti specifiche per le truffe commesse tramite strumenti digitali, riconoscendo la maggiore pericolosità di queste condotte.
Il legislatore non ha introdotto una nuova fattispecie di reato, ma ha inserito tra le aggravanti ad effetto speciale l’uso di sistemi informatici o telematici idonei a ostacolare l’identificazione.
Tra le principali aggravanti rientrano:
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l’utilizzo di strumenti informatici o telematici per realizzare la truffa;
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l’impiego di identità digitali false o credenziali di terzi;
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la possibilità di colpire un numero elevato di persone, aumentando il rischio sociale;
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la compromissione della fiducia nei servizi digitali, nei sistemi di pagamento e nelle piattaforme di commercio elettronico.
L’obiettivo della norma è quello di rafforzare la tutela delle vittime e di inasprire le pene per chi commette frodi attraverso il web.
Quando si consuma la truffa online
Nel contesto digitale, la truffa si considera consumata nel momento in cui il truffatore entra concretamente nella disponibilità del denaro, e non quando la vittima effettua il pagamento.
Questo principio è stato ribadito dalla Cassazione penale, sentenza n. 25992/2025, che ha chiarito anche il tema della competenza territoriale del tribunale.
La sentenza della Cassazione n. 25992/2025
Con la sentenza n. 25992/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito che, nei casi di bonifico su carta ricaricabile dotata di IBAN, la truffa si perfeziona solo quando il denaro è effettivamente accreditato e disponibile per il truffatore.
Questo principio è determinante anche per individuare il tribunale competente, che coincide con il luogo in cui si trova il conto sul quale il denaro viene accreditato.
La Corte ha inoltre precisato che:
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una carta con IBAN è collegata a un conto specifico, radicato presso una determinata filiale;
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non è rilevante il luogo in cui viene effettuato il pagamento;
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conta esclusivamente il luogo in cui il profitto diventa concretamente disponibile.
Questo orientamento garantisce certezza giuridica e facilita la gestione dei procedimenti relativi alle truffe online.
Cosa fare in caso di truffa online
Se si sospetta di essere stati vittima di una truffa, è fondamentale agire tempestivamente, conservare tutte le prove (messaggi, ricevute, email) e rivolgersi a un professionista per valutare le azioni da intraprendere.
Hai bisogno di assistenza legale?
Se hai subito una truffa online o vuoi capire come tutelarti, è possibile richiedere una consulenza legale personalizzata.